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Ravenna è una delle città più singolari, storicamente e artisticamente più importanti d'Italia. Città universale, già pre conizzata da Augusto che stabilì a Classe la sede della flotta romana del Mediterraneo Orientale; cresciuta in seguito a notevole im portanza; divenuta da ultimo baluardo estremo dell'impero, capitale dei regni barbarici, dell' e sarcato bizantino, del regno italico medioevale; città sacra in Dante a tutto il mondo, Ravenna ostenta in gruppi armoniosi o in superbe solitudini, monumenti di straordi naria importanza e suggestione. Essi appartengono a tre grandi periodi storici: l'imperiale con Onorio e Galla Placidia (V sec.); il goto con Teodorico (fi ne del V, inizio del VI sec.) ed il Bizantino con Giustiniano dopo il 540.
Circa due secoli di attività artistica ed edilizia trasformano la piccola città roma na, sorta sulle dune tra il mare e la palude, in una splendida sede non solo di Imperatori, Re, ed Esarchi, ma anche di una chiesa illustre, tra le più an tiche, fondata e glorificata dal martirio di S. Apollinare, dall'eloquenza di S. Pier Crisologo, dall'attività di altri insigni arcivescovi, che hanno unito il loro nome ad un gruppo di monumenti sacri che insieme a quelli di Roma sono i più rappresentativi dell'arte paleo?cristiana: le basiliche ? tra le quali si di stinguono S. Vitale e S. Apollinare in Classe e battisteri e mausolei. Raven na ha anche dovizia di rare opere di scultura, come testimoniano i numerosi tipici sarcofagi che vanno dal IV fino al IX sec. dalle forme più vitali e cor rette ai più grotteschi oscuramenti.
Ma Ravenna è la città del mosaico; un ciclo musivo tutto suo ne forma un manto superbo. Una sapienza coloristica mai più conseguita ha disteso le più vaghe tinte e le più delicate sfumature nelle conche delle absidi, nei cieli delle cupole, lungo le navate, sugli archi trionfali degli edifici sacri. Una musicalità dolce e solenne sembra effondersi da queste figurazioni, nella confluenza di due stili: l'ellenistico-romano ed il bizantino. Se queste gemme dell'arte rifulgono del più vivo splendore, non è però da credere che l'interesse che può destare Ravenna si esaurisca qui. Nel così detto palazzo di Teodorico l'osservatore sagace coglierà preziosi germi proto-romanici; vedrà nelle cripte invase dall'acqua il riflesso dell'ascetismo, e lo slancio religioso riaffermarsi coi rotondi campanili, tra i primi d'Italia, che nel gioco delle feritoie monofore, delle bifore e trifore espandentesi verso l'alto, sbocciano in grandi steli floreali.
Al periodo comunale corrispondono, strettamente inerenti, le fabbriche romaniche; alla signoria polentana fa riscontro quello che c'è in Ravenna di arte gotica. Ai Veneziani Ravenna deve il suo rinnovamento edilizio. Veneziana è la piazza principale, con l'arco di via Cairoli, con le due colonne portanti le statue di S. Vitale e di S. Apollinare, col palazzetto per cui si misero in opera le colonne ed i capitelli di S. Andrea dei Goti; veneziana è la rocca Brancaleone e alcune case; veneziano infine il rilievo nel sepolcro di Dante, il quale proprio a Ravenna, chiuse il suo poema e la vita (1321). A Ravenna antica e moderna continua a fare da sfondo la pineta cantata da Dante e da Byron, la quale verdeggia lungo le lande solcate da canali formando un paesaggio suggestivo e romantico
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